venerdì 2 ottobre 2020

Giuliano Ciao, Flavio Giurato

Le gocce di sudore più duro

Per Flavio Giurato fare musica era una questione atletica oltre che estetica. Qualcosa che aveva a che fare con il sudore, con la sofferenza, oltre che con il talento e l’ispirazione, qualcosa che coinvolgeva il corpo oltre alla mente. Fare musica per Giurato significava ingaggiare una dura competizione all’interno della quale l’atleta, l’artista e l’uomo venivano coinvolti senza scarti. Nell’incedere di questa sfida, mentre l’atleta combatteva senza tregua, l’artista affinava il suo stile e l’uomo alimentava la gara trasferendo in essa tutto il suo carico esistenziale e le sue inquietudini. 

La partita fu vissuta da Giurato in modo così intenso e personale che nessuna forma di compromesso, tantomeno se discografico, fu accettata: così dopo l’esordio di Per Futili Motivi del 1978 e l’incisione di un disco iconico come Il Tuffatore del 1982, con la pubblicazione di Marco Polo - capolavoro troppo ostico per non condurre a un (volontario) suicidio commerciale - la carriera di Giurato pareva interrotta per sempre.

In pieni anni duemila, dopo quasi vent'anni di assenza, Giurato ha rotto inaspettatamente il suo silenzio con la pubblicazione di altri lavori che testimoniano un’integrità artistica senza eguali e uno sguardo sulle cose ancora personalissimo e geniale.

Il libro, arricchito dall’introduzione di Christian Zingales, dai contributi di Guido Celli, Emiliano Cinquerrui e Luigi Morrone, e da una lunga intervista conclusiva a Flavio Giurato, è strutturato in tre parti. La prima parte – Le gocce di sudore più duro – è occupata da un’approfondita analisi delle canzoni e dei dischi del cantautore romano. 

La seconda parte – Archeologia di un cantautore perduto - ospita un lungo racconto corale: le vicende umane e artistiche di Flavio vengono ricostruite attraverso l’intrecciarsi delle parole di familiari, amici, musicisti, critici, giornalisti e produttori che hanno condiviso parti significative del percorso di Giurato. Si avvicendano le parole di circa sessanta ospiti, fra cui: Carlo Massarini, Aldo Nove, Fulvio Abbate, I Camillas, Cesare Basile, Maurizio Catalano, Emidio Clementi e Egle Sommacal dei Massimo Volume, Lucio Corsi, Enrico Deregibus, Stefano Di Trapani, Paolo Giaccio, Luca e Blasco Giurato, Jonathan Giustini, Simone Lenzi dei Virginiana Miller, Stefano Pistolini, Christian Rocca, Michelangelo Romano, Franco Zanetti, I Maisie. 

La terza parte del libro – L’eccesso di sé stessi – funge da sintesi rispetto alle due parti precedenti. Le considerazioni contenute nell’analisi iniziale si confrontano, venendo talvolta modificate o messe in crisi, dai racconti e dai pareri dei tanti ospiti presenti nella seconda parte del libro. Nutrendosi di tale fertile pluralità di opinioni, il tentativo è quello di sviluppare un pensiero critico capace di andare ancora più a fondo in quel mistero insolubile e complesso che sono la vita e l’arte di Flavio Giurato che, come tutti i grandi artisti, non è solo un creatore di capolavori, ma un capolavoro egli stesso.


Giuliano Ciao è nato a Napoli, da poco ha compiuto gli anni. Fa l’architetto, ascolta musica, legge libri, vede film, ma ogni tanto fa anche cose utili: passeggiare con gli amici e giocare a pallone. Talvolta, durante una partita, ha la rara sensazione di non essere stato lui a giocare ma di essere stato giocato. Scrive per un desiderio e per un’impossibilità. Il desiderio è quello di entrare in alcune stanze segrete, quelle in cui artisti solitari coltivano il loro deserto. L’impossibilità è quella di riuscire a varcare effettivamente quelle soglie. Scrivere, per lui, è bussare ossessivamente a queste stanze le cui porte, in realtà, sono spalancate e in cui tutto è a portata di mano. Per il suo primo libro, forse anche l’ultimo, la stanza era quella di Flavio Giurato. Ama ripetere, con parole non sue, che non c’è rimpianto se non di un presente irraggiungibile.

ISBN: 9788897389477
pp. 392
€ 20,00  > € 16,00  



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